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Winning shots of Casey Currie at Dakar, Saudi Arabia
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Casey Currie è il primo americano a vincere una Dakar sulle quattro ruote!

Jan 172020

Si fermano i lavori sui mezzi e l'intera squadra della Monster Energy Can-Am è riunita attorno al fuoco. ‘Californication’ dei Red Hot Chilli Peppers è la colonna sonora. C’è tensione nell'aria per il grande evento. È la vigilia della tappa finale al bivacco di Haradh. Casey Currie, Sean Berriman, persino il pilota ufficiale Honda, Ricky Brabec si è unito ai ragazzi.

Per la prima volta nella storia, due americani in testa alla classifica generale con solo una tappa da percorrere. "Dai ragazzi, è surreale! Questi piloti stanno scrivendo la storia", dice uno dei meccanici dall’ombra. Anche la Casa Bianca è stata informata. Avere un americano che vince la Dakar, il primo in 42 anni di storia del Rally, è come vincere una medaglia d'oro alle Olimpiadi o avere Lance Armstrong che vince il Tour de France. Ha cambiato il panorama dello sport ciclistico in Nord America (anche più dei successi di Greg LeMond) dandogli una spinta incredibile.

"Un giorno alla volta", ripete Currie come un mantra, dopo essere arrivato in testa alla classifica generale della categoria ‘Side by Side’ di Neom il terzo giorno. "Ancora un giorno da affrontare." Quella notte Casey dormì sorprendentemente bene, mentre Sean, il suo copilota, non riusciva quasi a chiudere occhio. Il 17 gennaio era anche il 28° compleanno di Sean, ma questa non era una priorità. Avevano una missione da compiere. La pressione era forte nonostante il vantaggio di 45 minuti e 33 secondi che avevano sul russo Kariakin Sergei e 57 minuti e 32 secondi sul cileno Chaleco Lopez, vincitore dell’edizione precedente in Perù. "Un altro giorno."

 

Una tappa ridotta di 167 km ed il Gran Premio di Qiddiya erano ancora all'ordine del giorno prima di poter scrivere la storia. Currie non ha spinto forte ma ha gareggiato in modo intelligente. Inutile correre rischi aggiuntivi con una posta così alta in palio. Il suo compagno di squadra Reinaldo Varela ha vinto la tappa, mentre Casey e il suo copilota Sean Berriman si sono assicurati il ​​primo posto nella classifica generale con 39 minuti 12 secondi su Sergei e 52 minuti 36 secondi su Lopez. Un trionfo. Il sogno americano si è avverato.

 

Solo al suo secondo tentativo, il 36enne Casey Currie ce l'ha fatta. La sua prima Dakar, lo scorso anno, infatti era servita da apprendimento, come lo è per definizione per ogni novellino, ma essendo un pilota professionista ha sfruttato appieno l'esperienza, il che significa comprendere le regole, la struttura della gara e ricordare la regola numero uno: vincere una tappa non ti garantisce necessariamente una buona posizione per il giorno seguente. In effetti, se guardiamo a questa Dakar del 2020, era costantemente tra i primi cinque.

"Anche la Casa Bianca è stata informata."

Come è iniziato tutto?

Sono cresciuto in una famiglia appassionata di sport motoristici ad Anaheim Hills, in California, a due ore dal deserto. A casa tutto aveva a che fare con le corse fuoristrada. Ho iniziato a gareggiare in moto da bambino. A 16 anni saltai al volante del mio primo camion da corsa. I miei momenti salienti? Tre vittorie Baja 1000, ho vinto due titoli Torc Short Course World ed ho vinto il Torc Short Course e il Score Baja. Lo scorso Gennaio, al mio debutto nella Dakar con il team Monster Energy Can-Am, sono arrivato quarto nella categoria "Side by Side".

Cosa c'è stato di diverso in questa Dakar?

Molte cose, a cominciare dal terreno. Il Perù era principalmente sabbia, qui abbiamo incontrato un'incredibile varietà di terreni: rocce, sabbia, piste ad alta velocità, letti asciutti di fiumi, canyon. Per quanto riguarda la mia gara, l'anno scorso è stato il mio anno da principiante, ed ho fatto l'errore di affrontare questa nuova sfida con un copilota che non conoscevo, e questo ha creato molti malintesi in auto. E’stato frustrante; avrei dovuto prenderlo più sul serio. Abbiamo anche dovuto affrontare molte sfide tecniche, ma è stata una buona lezione. Ho anche appreso la struttura della gara, la strategia, ed il fatto che vincere una tappa non ti garantisce necessariamente una buona posizione per il giorno seguente, poiché, in genere perdi tempo all’apertura della gara. È meglio avere un ritmo costante ogni giorno tra i primi tre, i primi cinque.

Com'era stata l'atmosfera in macchina insieme a Sean Berimann, il tuo copilota?

Questa è una lezione che ho imparato lo scorso Gennaio. Il ritmo e la pressione sono così alti che è necessaria una perfetta sintonia in cabina di pilotaggio. Di ritorno dalla Dakar, lo scorso Gennaio, ho iniziato a cercare un copilota tra la stretta cerchia di professionisti intorno a me. E’ venuto fuori il nome di Sean. Sono davvero felice di questa scelta. Parlare la stessa lingua è cruciale. Ci capiamo, ogni giorno sempre di più. Ci facciamo anche battute o parliamo di amici comuni durante le lunghe tratte.

Chi ha più adrenalina tra i due?

Siamo una buona combinazione! Sean è lì per dirmi dove andare, ma è anche bravo a calmarmi. Gli ultimi due giorni sono stati molto stressanti, dato che eravamo in testa e ci stavamo avvicinando tanto alla fine. Volevamo assicurarci di non commettere errori.

E la macchina?

È un progetto nuovo ed abbiamo avuto un nuovo Can-Am che è stato completamente ricostruito dopo i test. Questa Dakar è stata sicuramente una prova definitiva anche per il veicolo. Il punto più debole era l'asse, ma il team ha già identificato il problema e ci lavoreranno sopra. Tutto sommato, sono molto soddisfatto.

Sei stato in testa dalla terza tappa, c'è stato un giorno in particolare in cui hai fatto la differenza?

Non c'è stato un momento particolare. Abbiamo passato molti alti e bassi, lottando per la vittoria. Molti dei piloti dietro di noi hanno iniziato a spingere forte, facendo più errori e danneggiando le macchine. Ciò è stato un vantaggio per noi, ma abbiamo dovuto mantenere un ritmo costante e senza errori di navigazione. Abbiamo dovuto mantenere integra la macchina fino al traguardo. Giorno dopo giorno, abbiamo generato un certo margine, ma questo non ci ha permesso di riposare tranquilli, anche dopo essere arrivati ​​alla vigilia della tappa finale con 45 minuti di vantaggio.

Chi erano i tuoi principali rivali? Li hai studiati lungo il tragitto?

I nostri principali concorrenti erano Chaleco Lopez, vincitore della scorsa edizione, e Kariakin Sergei, russo. Ogni giorno quando ci stavano raggiungendo o quando noi raggiungevamo loro, ci studiavamo e provavamo a stargli vicino così la macchina davanti potesse mostrarci se c'erano buche.

Come ti prepari per una tappa?

La sera prima ripassiamo la tappa. Partecipare al briefing serale è molto importante perché ti dà un'idea di ciò che ti aspetta il giorno seguente in termini di terreno e difficoltà, ti da informazioni sulla pressione degli pneumatici e se ci sarà da regolare le sospensioni. Questa messa a punto è molto utile. Invece, Sean prepara il roadbook, quindi ha poi una visione più accurata della tappa.

Il successo è anche il risultato di un perfetto lavoro di squadra.

Fino al giorno di riposo non ci sono stati dati ordini dalla squadra; stavamo lottando tutti per la vittoria. È stato davvero un peccato che i nostri due compagni di squadra della Monster Energy Can-Am, Gerard Farres e Reinaldo Varela, abbiano subito dei danni alla macchina nelle prime tappe e perso molto tempo, quindi erano fuori dalla corsa per la vittoria. Durante il giorno di riposo abbiamo fatto una riunione di squadra e definito la strategia per assicurarci che il team fosse unito in modo da poter raggiungere il risultato finale desiderato.

Come è stato avere Gerard e Reinaldo a gareggiare con te nelle varie tappe?

Mi dava un senso di sicurezza. Sapere che se fosse successo qualcosa, avrebbero potuto aiutarci a risolvere il problema. Trasportavano pezzi di ricambio anche per noi. Alla fine, ciò che conta è portare la squadra in vetta al podio. Ad esempio, nella tappa 7, siamo partiti dal settimo posto dietro a Gerard e Reinaldo. Si sono ritirati di oltre 500 metri per aspettarci in modo che potessimo guidare insieme quel giorno. Gerard era davanti, apriva la pista, in modo da poter avere una migliore comprensione del terreno e Reinaldo era dietro di noi, nel ci fosse successo qualcosa.

Qual è stato il momento più impegnativo?

Le pietre taglienti nei primi giorni hanno reso la nostra vita molto complicata. Questo è un punto che dobbiamo considerare e cercare di trovare soluzioni per il prossimo anno. Ad esempio, nella tappa 2, abbiamo subito due forature ed abbiamo dovuto usare le nostre ruote di scorta. Eravamo nervosi perché guidi sapendo di non averne più a disposizione, quindi siamo stati costretti a rallentare.

Quale tappa ricordi con piacere?

La prima che ci ha portati da Jeddah al nord del paese. Avevamo il Mar Rosso da un lato e le montagne dall'altro. La varietà di terreno è stata impressionante, un ricco ‘antipasto’ per la manifestazione di quest'anno.

Hai tempo per fare battute con Sean mentre siete in gara?

A volte, specialmente quando vediamo qualcuno che guida in modo selvaggio! Ma in generale siamo completamente concentrati e la conversazione riguarda solo le direzioni. Sulle lunghe tratte, è una storia diversa; parliamo dei nostri amici in comune, facciamo battute. Sean vive a Las Vegas, a tre ore da me, ma abbiamo la stessa cerchia di amici. È bello parlare, senti lo stesso rumore per molto tempo. Il limite di velocità è di 130 km/h ...

Oggi Sean festeggia il suo 28esimo compleanno, non potevi fargli regalo migliore ...

Sì, è stato fantastico. È stato bello condividere questa esperienza con lui. È alla sua sesta Dakar ed ha un grande traguardo da festeggiare.

Cosa hai pensato quando hai saputo di aver vinto la Dakar?

Mi sono sentito graziato per l'opportunità di essere lì. È un sogno che dura tutta la vita. Non riesco a credere che sia reale.

Come ti senti ad essere il primo americano a vincere sulle quattro ruote?

Sono molto eccitato per gli Stati Uniti. Per me è il momento clou della mia carriera. Avrò bisogno di alcuni giorni per rilassarmi e rendermi conto che è tutto reale. È una grande giornata. Con Ricky nella categoria moto, abbiamo avuto due americani sul primo gradino del podio. Incredibile. Sarà un giorno da ricordare!

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