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Brabec wins the Dakar Rally
NEWS

Dakar 2020: Si avvera il sogno americano

Jan 172020

La sensazione del bivacco era semplicemente unanime: quest'anno Ricky Brabec è stato il punto di riferimento. Appariva sicuro e concentrato fin dal primo giorno. Il temperamento accomodante ed il sorriso genuino del ragazzo americano erano ancora lì, ma quella luce nei suoi occhi tradiva la consapevolezza e la maturità del pilota che sa bene cosa significhi partecipare a questa gara. La delusione avuta durante l'ultima edizione, quando il motore della sua Honda CRF450 Rally tradì il suo sogno di diventare il primo americano a vincere la Dakar, si faceva sentire ancora. "Tornerò più forte", aveva promesso. Missione compiuta.

Finendo primo a Qiddiya dopo 12 giorni di gara e 7.000 chilometri, Ricky Brabec è il primo americano in assoluto a vincere questo evento che si tiene da 42 anni. Danny LaPorte arrivò secondo su una Cagiva nel 1992 e Jimmy Lewis ha completò il podio nel 2000 su una BMW. Chris Blais arrivò terzo nel 2007 su una KTM.

La gara

A Jeddah, Ricky prende il ritmo sin dal primo giorno, (Jeddah-Al Wajh), 319 km di tappa cronometrata per un totale di 753 km, con l'obiettivo di migliorare rispetto all'ottimo lavoro già svolto nella precedente edizione. Alla fine, lo statunitense ha registrato tempi notevoli tanto da fargli ottenere il secondo tempo più veloce della tappa in generale. Il secondo giorno, i roadbook sono stati consegnati solo 20 minuti prima dell'inizio. Il nuovo sistema, introdotto quest'anno per la prima volta, ha aggiunto imprevedibilità alla gara. Nessun map man poteva aiutare i propri piloti a trovare la strada in quell’inferno di polvere, letti di fiumi asciutti, canyon tortuosi pieni di rocce e dune di sabbia. La navigazione, l'abilità numero uno richiesta nella disciplina, è tornata protagonista. È stata tutta questione di alta velocità per quel giorno. La maggior parte della traiettoria era piatta, ma le molteplici piste parallele richiedevano una navigazione particolarmente erudita da parte di tutti i piloti, i partecipanti ed i seguaci. Tutta la preparazione fatta a casa ed in Marocco ha dato buoni risultati.

Dovendo iniziare la giornata in seconda posizione, Brabec ha aperto la pista ed ha guidato da solo per la maggior parte del tempo. Ha gestito abilmente la situazione ed è stato in grado di ottenere l'undicesimo posto della giornata, lasciandolo in quinta posizione nella classifica generale della competizione, a circa quattro minuti dal leader. Ma la sfida non era finita quel giorno. Per la prima volta i migliori motociclisti si sono confrontati nella tappa "super marathon", che significa totale assenza di assistenza e solo 10 minuti per lavorare sui propri mezzi, senza nemmeno la possibilità di cambiare le ruote.

La tappa del terzo giorno, con un circuito di 414 km attorno a Neom, al confine con la Giordania, ha portato i motociclisti alla scoperta di enormi rocce e sentieri sabbiosi, tipici di questa regione nord-occidentale del paese. Per Ricky è stata la giornata cha ha fatto la differenza. Presto al mattino, pochi minuti prima dell'inizio della gara, ha ricevuto il roadbook pre-segnato, ma ciò non è stato un impedimento. Si è fatto strada su piste di montagne di sabbia scivolose piene di ghiaia e nella sezione ad alta velocità fuori pista è riuscito a garantire ad Honda un posto sul podio alla fine della tappa.

L'americano ha vinto la tappa ed ha ottenuto il posto in testa alla gara, accompagnato dai compagni di squadra "Nacho" Cornejo e Kevin Benavides, rispettivamente in seconda e terza posizione nella gara. Questo risultato gli ha dato ulteriore fiducia in sé stesso. Un anno dopo era di nuovo nella situazione in cui dovette abbandonare tutto. Adesso aveva un solo pensiero in mente: arrivare fino alla fine.

La quarta tappa del Rally Dakar 2020 (Neom - Al Ula, 453 km di tappa cronometrata per un totale di 672km) ha visto la squadra Monster Energy Honda arrivare alla destinazione finale del bivacco Al Ula molto ben posizionata in gara. E Honda ha mantenuto il dominio ancora una volta, con il cileno Cornejo, che ha segnato la sua prima vittoria sul podio, seguito da Benavides e Brabec. L'americano non avrebbe potuto chiedere di meglio: all'ordine del giorno, ancora una volta, c'era una traiettoria molto veloce ma dove si alternavano sezioni sabbiose e rocciose. A proprio agio, sul suo terreno preferito, Brabec ha spinto al massimo per consolidare la sua leadership nella classifica generale. Con un vantaggio di 2 minuti e 30 secondi su Benavides, 8 minuti e 31 secondi su Cornejo e 12 minuti e 09 secondi sulla prima KTM, dell'australiano Toby Price, non poteva permettersi di rilassarsi neanche un secondo. All'ordine del giorno della tappa 5 (Al Ula - Ha’il) c'erano 353 km di gara speciale fatta di sentieri rocciosi e di massi sia su pista veloce che su fuoristrada molto sabbioso con molte piante di erba fitta da schivare. Senza spazio per errori, Brabec è partito con il solo obiettivo di mantenere il suo posto in testa alla classifica generale. Un meritato quarto posto nella giornata gli ha permesso di mantenere il premio da vincitore del giorno ad una distanza di tre minuti e di aumentare a 9 min 06 secondi il suo vantaggio sullo sfidante KTM. Mentre la carovana del raduno si stava dirigendo verso Ryad per il giorno di riposo, David Castera aveva già preparato una speciale di 477km tra dune e pianure da affrontare ad altissima velocità.

 

Una sfida nella sfida: un'altra partenza anticipata (la prima moto a lasciare il bivacco alle 4:50) con la temperatura che si aggirava intorno allo zero. Ricky ha gareggiato con Nacho per la maggior parte della tappa, un perfetto lavoro di squadra con un unico obiettivo per l'americano: consolidare il suo vantaggio sul risultato complessivo. Il suo approccio non era cambiato: un giorno alla volta.

È stata pura gioia arrivare al giorno di riposo da leader della classifica generale, la prima volta per un pilota americano e la prima volta per la suqdra Monster Energy Honda a trovarsi così saldamente al comando, dal momento in cui la squadra giapponese è tornata con una scuderia sull'evento nel 2013. Con 3.711km percorsi in 24 ore, 43 minuti e 47 secondi, Ricky Brabec vantava un vantaggio di 20 minuti e 56 secondi sul cileno Pablo Quintanilla (Husqvrana) e 25 minuti e 39 secondi sul vincitore del 2019 Toby Price.

Lasciando Ryad, la carovana della Dakar entra nella seconda settimana, descritta da Castera come la fase più difficile della gara. Le piste sabbiose ad alta velocità nascondevano trappole ad ogni chilometro e la tappa n.7, Riyad - Wadi Al-Dawasir verrà ricordata come una delle più tristi della storia dell'evento. Al Km 279, il 40enne portoghese Paulo Goncalves ha subito un incidente mortale. L'allarme è stato dato alle 10:08 (7:08 GMT). Un elicottero medico ha raggiunto il motociclista alle 10:16 trovandolo privo di sensi dopo un arresto cardiaco. Tutti gli sforzi per rianimarlo sono stati purtroppo vani. L'intera comunità al bivacco è rimasta scioccata dalla perdita di Goncalves, membro della squadra Monster Energy Honda dallo scorso anno. Di conseguenza, la tappa n.8, un giro attorno a Wadi Al-Dawasir, è stata annullata per i motociclisti. È stata la decisione più corretta nel rispetto della famiglia del pilota portoghese e dei nervi dei suoi compagni motociclisti.

 

Il giorno seguente tutto il raduno è tornato in pista dirigendosi ad est della penisola araba con l'accampamento per la nona tappa situata ad Haradh. I motociclisti hanno iniziato alle 5:25, quando era ancora buio, la tappa di collegamento di 376km, prima di affrontare quella speciale, a tempo, di 410km. C'erano in serbo alcuni percorsi molto difficili ed anche una navigazione complicata. Brabec ha continuato a gestire la sua corsa, salvaguardando la sua moto ed il suo corpo, consapevole che un singolo errore avrebbe potuto costargli la gara. Quel giorno è arrivato quarto, il che lo ha premiato con una posizione di partenza favorevole per il giorno seguente, avendo concesso pochissimo tempo per la tappa. La vittoria è andata a Pablo Quintanilla, davanti a Toby Price ed al compagno di squadra Pablo Joan Barreda. Ricky continuava a sorridere, sapendo che l’unica cosa che contava davvero per ottenere il trofeo Tuareg era raggiungere il traguardo Qiddiya. Grazie a un lavoro di squadra più saggio, Honda si è assicurata i primi tre posti nella decima tappa, tappa cruciale dato che è la prima parte della fase di gara nel remoto "Quarto vuoto", il deserto più grande del mondo. Inizialmente prevista per coprire 534km, la tappa è stata accorciata a causa di una selvaggia tempesta di sabbia che ha ridotto notevolmente la visibilità. Nonostante l'improvviso cambiamento, che ha complicato la sua strategia, Brabec è riuscito ad arrivare secondo ed ha aumentato il vantaggio sui suoi avversari più vicini: più di 25 minuti su Quintanilla e 27 su Barreda, il vincitore della tappa. Mancavano ancora due giorni, le aspettative erano alte e Ricky doveva affrontare i fantasmi della sua stessa paura. “Mantieni la concentrazione. Un giorno alla volta”, era il suo mantra, ripetuto mille volte in testa durante l’undicesima tappa lunga 379km (744 in totale) tra le dune del“ Quarto vuoto ”. Un falò si spegnava al bivacco la notte prima del grande giorno. Tutti gli americani erano raggruppati intorno ascoltando ‘Bright Lights’ di Gary Clark Junior. Avere due di loro, Brabec nella categoria moto, e Casey Currie nel Side by Side a condurre il rally più duro al mondo, era ancora qualcosa di irreale. Solo 13 minuti e 56 secondi su Quintanilla e 375km separavano Ricky dalla gloria.

 

Quella notte Ricky non è riuscito a dormire, e nemmeno Nacho Cornejo, con cui condivideva il camper al bivacco. L'ultima tappa Ryad - Quiddya, è stata semplicemente infinita. Ricky aveva un solo obiettivo: tagliare il traguardo. È riuscito a gestirne il ritmo, ma si è anche spinto oltre perché una cosa è finire, un'altra è arrivare alla tua prima vittoria della Dakar con stile. Ha segnato il miglior tempo al km 119, battendo il compagno di squadra Jose Ignacio Cornejo di 18 secondi, e alla fine ha terminato l'ultima tappa con un secondo posto. Adesso, il motociclista della scuderia Honda doveva solo sopravvivere alla tappa di collegamento e al Gran Premio di Qiddiya, per diventare il primo americano a vincere la Dakar.

 

Una grande sorpresa lo aspettava sotto il podio; suo padre Rick Senior era arrivato dagli Stati Uniti. Dal Giappone sono arrivati anche Yoshishige Nomura, presidente di HRC, e Tetsuhiro Kuwata, direttore di HRC nonchè direttore generale delle operazioni di gara per la MotoGP. Brabec ha regalato alla Honda una vittoria che mancava ormai da 31 anni ed ha interrotto il dominio della KTM, che durava dal 2001.

 

La vittoria della Dakar del 2020 rappresenta la sesta vittoria della Honda all'evento e segue le cinque vittorie in Africa ottenute con Ciryl Neveu (1982, 1986 e 1987), Edi Orioli (1988) e Gilles Lalay (1989).

"...non ce l'avrei fatta senza il supporto di tutta la squadra, specialmente di Honda, Monster Energy, e AlpineStars.”

Dalla polvere alle stelle


Quanto è stato difficile superare la grande delusione dell'anno scorso?

Dopo quello che è successo l'anno scorso (Brabec ha dovuto ritirarsi alla tappa 8 dopo un guasto al motore durante la guida), ho fatto un passo indietro dalla squadra e mi sono unito nuovamente a loro solo nella seconda metà della stagione. È stata una mia decisione, avevo bisogno di riorganizzarmi. È stato un momento difficile ed ho vissuto sentimenti contrastanti. Mi ha danneggiato non essere in pista con loro. Quando finalmente sono tornato a correre, mi sono reso conto di essere un po’ fuori ritmo e che sarebbe stato meglio se avessi fatto tutta la stagione con loro. Ma ora, se guardo indietro, so di essermi preso il tempo necessario per stare da solo e digerire la delusione.

Il team ha subìto molti cambiamenti

Sì, c'è stato un cambiamento nella gestione con Ruben Faria che è entrato come Team Manager e Helder Rodrigues come Sporting Manager. Hide Hanawa, il mio meccanico, è cresciuto capo meccanico ed inoltre Norman Kendall si è unito a noi.

La strategia di Honda è stata spesso criticata per essere stata troppo focalizzata solo su un pilota...

In passato ho sofferto per questa situazione e non mi sono sentito supportato dalla squadra.

Ti sei sentito un po' sottovalutato?

Sì, sono sempre stato sottovalutato all'interno della squadra. C'è sempre stata una sorta di gara con i miei compagni di squadra. Ho dovuto dimostrare le mie capacità e solo ottenendo risultati, l'atmosfera è cambiata. Con buona energia da parte della squadra e con sicurezza, puoi fare grandi cose.

E quest'anno?

Per me era chiaro: non avrei gareggiato per una persona. Siamo cinque piloti e siamo tutti lì per vincere. Lo scorso gennaio, quando ho vinto una tappa ed ero in testa alla classifica generale, ho dimostrato le mie capacità e le cose hanno iniziato a cambiare. Quest'anno abbiamo superato quella barriera e siamo andati oltre.

Com'è il tuo rapporto con i compagni di squadra?

Ho dovuto guadagnarmi il rispetto della squadra e questo è stato per un buon risultato. Ora vado d'accordo con loro, in particolare con Nacho Cornejo. Condividiamo il camper e ci divertiamo molto. È giovane e talentuoso. Sono stato molto felice per lui quando ha vinto la sua prima tappa quest'anno. Se lo meritava.

Nuovo paese, nuovo terreno e un nuovo sistema di navigazione. Come ti prepari per all'ignoto?

Dakar mette alla massima prova lo spirito umano; l’evento indurisce i concorrenti, ma genera anche umiltà. Sono arrivato a Jedda un anno più maturo ma con tanta fame di vittoria.

Qual è la ricetta per vincere la Dakar?

Non esiste una ricetta in quanto questa è la mia prima vittoria. Ma posso dire con certezza che si deve rimanere concentrati ed in salute. Sono richiesti un duro lavoro e la consapevolezza che non si può vincere da soli. Il segreto per vincere a Dakar è avere una squadra solida ed una buona moto. Quest'anno mi sono sentito più a mio agio circondato da miei connazionali, quelli giusti: Hide, Norman, Campbell e Lewis. Mi ha dato fiducia in me stesso sapere che questi ragazzi mi stavano supportando al 100%. Abbiamo fatto enormi quantità di test a casa, dalle 3 alle 4 volte a settimana di allenamento con il roadbook. La moto è stata fantastica quest'anno. Non abbiamo avuto nessun problema. Era il momento di vincere, per me, per la mia squadra e per Honda. Abbiamo rotto i 18 anni consecutivi di dominio KTM. È stato davvero un grande successo per tutti noi.

Qual è stata la chiave di questa Dakar?

Innanzitutto, era un Paese nuovo per tutti. Nessuno aveva mai corso lì prima. In secondo luogo, la consegna del roadbook al mattino ha permesso che le abilità di navigazione dei pilota spiccassero. È stato tutto più complicato, ma più corretto. Per quanto riguarda la mia gara, penso di aver fatto la differenza sulla Tappa 3. Stavo volando tra quei sentieri rocciosi e quelle traiettorie veloci. Adoro la velocità.

Sei stato in testa dalla tappa 3, come hai affrontato questa pressione?

Sei stato in testa dalla tappa 3, come hai affrontato questa pressione? Ero concentrato su me stesso. In una gara di due settimane tutto può succedere. Ho tenuto i piedi per terra.

Il successo non è il risultato di un giorno ...

Sì, devi davvero volerlo e lavorarci giorno dopo giorno. Anche la preparazione è un lavoro duro. Non puoi prendere una moto da rally e allenarti nel deserto. Richiede lunghe ore di preparazione. È un processo lunghissimo. In primo luogo, è necessario preparare il roadbook, il che significa disporre di un dispositivo per i waypoint. Io utilizzo un'applicazione chiamata "Rally Bite" per creare un roadbook. Poi hai bisogno di qualcuno che esca e lo collaudi. Inoltre, ho un dispositivo di sicurezza che metto sulla mia giacca mentre guido, dato che mi alleno molto da solo. Preparare tre o quattro roadbook è un duro lavoro, ma ti consente anche di passare molto tempo con la tua squadra. Viaggio anche in Messico per allenarmi sulle dune di sabbia di Sonora. Da ottobre ho fatto tre roadbook a settimana, fino all'ultimo giorno in cui ho preso il volo per l'Arabia.

La gara di quest’anno ha affrontato anche un momento molto triste con la perdita di Paulo Goncalves ...

Paulo è stato il nostro compagno di squadra fino allo scorso anno, anche se alla fine non ha potuto prendere parte al 100% nell'edizione del Perù a causa di un infortunio. Era uno dei piloti più amati e rispettati al bivacco. Mi dispiace molto. L'organizzazione ha fatto bene a cancellare la tappa 8 in segno di rispetto per Paulo e la sua famiglia, ma anche per dare il tempo a noi di calmare le nostre emozioni, avvicinarci tra noi e ricominciare un po' più focalizzati.

A chi dedichi questo risultato?

Questa vittoria è per Speedy (Paulo Goncalves). So che ci sta guardando e vorrei che fosse qui a festeggiare con noi. È stato un pilota Honda per molti anni ed ha spinto davvero forte. Era un grande pilota, un caro amico e un padre felice.

Come ti senti ad essere il primo pilota americano a vincere la Dakar?

Il sogno americano è diventato realtà! È una bella sensazione. Mi ci sono voluti cinque anni per realizzarlo. Sono davvero felice, non molti piloti possono vantare un simile risultato. Essere il primo americano è grandioso, spero che un giorno lo scrivano sui libri di storia. È un’enorme soddisfazione, ma devo dire che si tratta di una vittoria di tutta squadra; il pilota non vince mai da solo. Speriamo di tornare in Arabia Saudita per ripetere.

Anche la Casa Bianca è stata informata ...

La casa Bianca? Ancor meglio. Non lo sapevo! Fantastico, mi piacerebbe incontrare Donald Trump!

Qual è la prima cosa a cui hai pensato la mattina dell’ultima tappa?

Avevamo ancora una lunga tappa da percorrere, avevo troppi pensieri in testa. Tutto può succedere, sai? Nell'ultima fase ho gareggiato con cautela, guidando con Kevin (Benavides). Non volevo correre rischi aggiuntivi.

Qual è stato il tuo primo pensiero quando hai tagliato il traguardo?

È stato surreale. Non ho pianto, ma era un sogno diventato realtà. Non puoi vincere nella tua testa prima di vincere nella vita reale. Fin dal primo giorno, ho cercato di non concentrarmi sulla vittoria, ma sull’essere competitivo e sicuro di me in ogni singolo stadio. Ho fatto lo stesso questa mattina. Ero presente, godendomi ogni singolo minuto. Sappiamo che questo sport è rischioso, me lo son goduto insieme a Nacho e gli altri ragazzi. È stata anche una gran bella sorpresa abbracciare mio padre sotto il podio. La mia famiglia è lontana, ma averlo qui è stato bello. Ora voglio vivere appieno questo momento. Ho altri tre giorni per fare un giro turistico in Arabia Saudita. Niente più corse per almeno un mese!!

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